39. L’ultima email


Caro Danilo,
grazie, grazie di cuore per aver reso nota la nostra storia.
Erano anni che ci speravo: prendevo contatti con giornalisti di varie nazionalità che si dicevano disposti ad approfondire, ma non se ne è fatto mai nulla.
Poi, all’improvviso, l’anno scorso tu hai risposto.
Grazie. Non smetterò di ripeterlo. Grazie.

38. Matti da legare

“Prima di come, cosa!” obiettò il professore che specificò: “Voglio dire che prima di capire come fare per entrare nell'Osservatorio e spedire una risposta, dovremmo decidere cosa rispondere!” restammo come sospesi. Sembrava ovvio cosa rispondere, ma non lo era e, infatti, il professore aggiunse: “Non è affare di poco momento stabilire cosa rispondere e, poi, noi abbiamo l’autorità per decidere cosa rispondere?”.
Ci guardammo l’un l’altro. Era chiara la domanda che ci veniva posta: a che titolo?
“Insisto” riprese il professore “A che titolo ci arroghiamo il diritto di decidere noi che tipo di risposta inviare? Chi rappresentiamo noi? Nessuno! E, dunque, non abbiamo alcun diritto di formulare una risposta a nome dell’Umanità intera. Sì, miei cari, ci ho pensato molto e sono arrivato a questa conclusione: non abbiamo il diritto, perché i nostri interlocutori non possono immaginare che la risposta proviene solo da un manipolo di intraprendenti, ma penseranno che il messaggio spedito dalla Terra sia stato elaborato da tutti i suoi abitanti o, almeno, da chi li governa”.
“Quindi che si fa?” chiese Paul.
“Lo hai detto tu che i nostri capi vogliono insabbiare l’intera faccenda!” rispose il professore.
“E quindi?” incalzò Paul.
“Ci resta un’unica soluzione: dobbiamo rendere tutto pubblico. L’Umanità deve sapere la verità e decidere come rispondere”.
“Lo avevo detto subito, io, che dovevamo rendere pubblica la vicenda!” esclamò l’astronoma.
“Dobbiamo trovare il modo di fare uscire da qui tutta la storia” ripetè il professore.
“Lo sapete, vero, che loro faranno in modo di farci prendere per matti?” chiese il capitano e siccome lo guardammo perplessi, aggiunse: “Sono bravissimi a gettare merda sulle persone… Diranno che lui non ha mai lavorato per alcun museo, che lei non è un’astronoma, che noi non siamo affatto militari e che tu sei solo un povero pirla invasato… E, una volta che avranno infangato i nostri nomi, chi ci crederà più?... Siete disposti a rinunciare alle vostre vite e alla vostra rispettabilità per parlare al mondo di possibile invasione extraterrestre? Siete pronti ad essere additati in pubblico come dei matti da legare?”


37. Nuova strategia


“Le cose si stanno mettendo male” ci informò il capitano.
“Non ci danno i satelliti?” chiese Paul.
“Ovviamente no, ma c’è di peggio” 
“Ovvero?” chiese il professore.
“Si tratta solo di una sensazione… una brutta sensazione… ma ho visto sul volto dei miei superiori un’espressione che non mi è piaciuta per niente” rispose il capitano.
“Che espressione?” si informò l’astronoma.
“Quella classica di chi si trova di fronte a dei rompicoglioni di cui vuole liberarsi”
“E quindi che facciamo ora?” sempre l’astronoma.
“Consiglio di tenere gli occhi bene aperti e di guardarci le spalle l’un l’altro” disse il capitano rivolgendosi soprattutto a Friedrich e Paul.
“Cazzo, se si avvicinano…” masticò minaccioso Paul. Mi sentii rassicurato: era davvero un combattente.

36. Cercare Atlantide


“Se trovassimo Atlantide non potrebbero più sostenere che non siamo la squadra adatta” dissi la mattina seguente a colazione. L’astronoma mi guardò scettica, il capitano con finto distacco e il professore con vivo interesse. Friedrich e Paul, avendo compreso che il vero obiettivo della mia proposta era restare con loro, mi lanciarono sguardi comprensivi e amorevoli. 

35. Tutto finito?


“Ci hanno assegnato un nuovo incarico” annunciò il capitano.
“In che senso?” chiese il professore.
“Ci hanno tolto questo caso: se ne occuperà un’altra squadra più qualificata”
“Ma questo è inammissibile!” protestò il professore.
“Io ho buttato alle ortiche la mia carriera di scienziata per consegnarvi il materiale top secret dell’Osservatorio!” fece rancorosa l’astronoma.

Mi sentii perso in quanto mi fu subito chiaro che stavo per perdere i miei padroni: chissà a quale caso sarebbero stati assegnati e dove sarebbero stati mandati Friedrich e Paul. Sicuramente, però, io non sarei più stato con loro. 
Ebbi un senso di vertigine: era il panico. La fine di tutto. 
Durò un attimo nel quale pensai solo a come star loro vicino. 
Poi ritornai a dare attenzione alla discussione, nella speranza che da essa potessi capire meglio come sarebbe stato il mio futuro.