36. Cercare Atlantide


“Se trovassimo Atlantide non potrebbero più sostenere che non siamo la squadra adatta” dissi la mattina seguente a colazione. L’astronoma mi guardò scettica, il capitano con finto distacco e il professore con vivo interesse. Friedrich e Paul, avendo compreso che il vero obiettivo della mia proposta era restare con loro, mi lanciarono sguardi comprensivi e amorevoli. 

35. Tutto finito?


“Ci hanno assegnato un nuovo incarico” annunciò il capitano.
“In che senso?” chiese il professore.
“Ci hanno tolto questo caso: se ne occuperà un’altra squadra più qualificata”
“Ma questo è inammissibile!” protestò il professore.
“Io ho buttato alle ortiche la mia carriera di scienziata per consegnarvi il materiale top secret dell’Osservatorio!” fece rancorosa l’astronoma.

Mi sentii perso in quanto mi fu subito chiaro che stavo per perdere i miei padroni: chissà a quale caso sarebbero stati assegnati e dove sarebbero stati mandati Friedrich e Paul. Sicuramente, però, io non sarei più stato con loro. 
Ebbi un senso di vertigine: era il panico. La fine di tutto. 
Durò un attimo nel quale pensai solo a come star loro vicino. 
Poi ritornai a dare attenzione alla discussione, nella speranza che da essa potessi capire meglio come sarebbe stato il mio futuro.

34. Dei da venerare

“Voglio essere il vostro schiavo fedele e ubbidiente” annunciai convintamente.
“Non… capisco…” balbettò Friedrich.
“Non c’è molto da capire: mi avete proposto di far parte pienamente della vostra famiglia… Accetto, solo che non mi interessa il ruolo di coniuge con uguali doveri e diritti… Non mi sento ancora pronto ad assumere certe responsabilità… Vi voglio, vi voglio entrambi, ma come padroni e signori.”.
“Ma che significa precisamente?” sempre Friedrich, non saprei dire se più dubbioso o più timoroso.
“Vuol dire che sono a vostra completa disposizione: ordinate ed eseguirò alla lettera.”
“E quando non avremo voglia di te?” chiese Paul.
“Me ne starò buono buono ad aspettare un vostro cenno.”.
“E quando sbaglierai?”
“Mi punirete come merito” risposi con convinzione.
Li osservai con attenzione: Friedrich sembrava perplesso, mentre Paul eccitato.
Mi inginocchiai e abbassai lo sguardo, in attesa.
Passarono meno di un paio di minuti e Paul si avvicinò e, con voce imperiosa, mi diede il primo ordine.
Non ebbi esitazioni ed eseguii.
Poco dopo anche Friedrich si unì ai nostri giochi.

Avevo trovato i miei dèi da venerare. Ero felice.


33. L’unica certezza

La riunione era proseguita ancora per un po’.
Il professore era intervenuto dopo l’astronoma e si era dilungato portando diversi esempi di quella che lui aveva definito “archeologia misteriosa” per dimostrare che, nel passato, la Terra era stata più volte visitata e abitata da viaggiatori extraterrestri.
Viaggiatori che, a quanto pareva, stavano per tornare o, almeno, questo ci sembrava di poter presumere dal senso del messaggio: ci siamo ancora, aspettateci, ci stiamo avvicinando con il nostro Pianeta Nove.
Ora i capi della missione si stavano confrontando per decidere il da farsi: rispondere al messaggio?; renderlo noto a ogni abitante della Terra?; ignorarlo e far finta di nulla?

32. Il Pianeta Nove


Devo ammetterlo: tutto quel parlare di civiltà aliene evolute mi stava facendo viaggiare parecchio con la fantasia. Già mi vedevo a bordo di un’astronave vagare per l’Universo in cerca di nuove forme di vita in pieno stile Star Trek (“Diario di bordo del capitano. Data astrale…”).
A riportarmi con i piedi per terra ci pensò Paul, che, con il suo solito tono scettico, intervenne dicendo:
“Ma questi omini verdi non hanno nulla di meglio da fare che andare e venire dal nostro pianeta? No, dico, prima arrivano, fondano Atlantide, conquistano l’Egitto e il Sud America, poi spariscono nel nulla per andare chissà dove e, ora, tornano? Non vi sembra un po’ strano? E, poi, per quanto ne sappiamo, il messaggio che ci hanno inviato potrebbe essere lì fuori a viaggiare nello Spazio da secoli o millenni, e noi lo abbiamo captato solo ora e per puro caso…”