1. Un’isola è ben più di un territorio in mezzo al mare


Un’isola è ben più di un territorio in mezzo al mare. È un luogo perfettamente circoscritto e finito che emerge dall’infinito.
Un posto che, spesso, si raggiunge dopo essersi staccati volontariamente dalla terraferma e aver attraversato uno spazio misterioso e potenzialmente pericoloso.
Altre volte, su un’isola si fa naufragio. Ci si salva dalla morte per annegamento. Un caso che, negli ultimi tempi, riguarda soprattutto i migranti.
Oggi, di solito, un’isola è la meta di un viaggio. Un luogo di soggiorno turistico. E arrivare su un’isola vuol dire entrare in un altro mondo; un mondo, letteralmente, separato dal resto. 
Un a-parte spazio-temporale: non solo lo spazio, ma anche il tempo, infatti, su un’isola è scandito in modo differente che altrove. E basta poco per avvedersene. Basta il mare mosso che impedisce i collegamenti o, viceversa, la calma piatta che viene interrotta dall’approdo delle barche dei pescatori cariche di pesce fresco.
Ovvio che l’isola, per essere percepita come tale da chi vi risiede (da sempre e per tutta la vita o solo temporaneamente) non deve essere grande come la Sicilia o la Sardegna o, peggio, come la nostra amata Gran Bretagna, ma deve essere di piccole e/o medie dimensioni. Deve, in altre parole, palesarsi alla ragione e all’inconscio come isola... Ossia, trasmettere un senso di... isolamento.

Su un’isola sono stato testimone di un delitto.