2. Su quest’isola si parla spagnolo e si compra in euro


Su quest’isola si parla spagnolo e si compra in euro.
È sufficientemente grande da avere un aeroporto; una città capoluogo e una serie di cittadine minori (a volte nulla più che villaggi), alcune delle quali sono meta del turismo internazionale.
Un’isola vulcanica di media grandezza, parte di un arcipelago tuffato nell’oceano Atlantico a relativa poca distanza dall’Africa.
Sull’isola mi ero trasferito a maggio perché vi avevo trovato un lavoro. Un lavoretto estivo, come si suol dire.
Avevo risposto a un annuncio rivolto a giovani con non più di 25 anni ed ero stato assunto come “figurante da piscina” in uno dei più grandi complessi alberghieri della costa meridionale. 
Il capo del personale ci aveva spiegato - a me e ad altri due figuranti - che parte della clientela dell’hotel - quella più danarosa e propensa alla spesa, quella che tornava periodicamente - era costituita da vecchi signori single che gradivano vedere in piscina ragazzi atletici, carini e sorridenti.
“Siate gentili con loro” aveva concluso “e loro saranno gentili con voi”.
La mia giornata lavorativa, quindi, si svolgeva nella zona piscine dove, a torso nudo, mi comportavo da giovane svagato a beneficio della clientela di cui si è detto. E la mia “strategia” dava i suoi frutti, dato che c’era sempre chi mi offriva da bere (e per ogni drink consumato ricevevo una piccola percentuale) e, cosa ben più importante, mi lasciava una mancia (che finiva dritta dritta nel mio portamonete, senza che dovessi dividerla con gli altri ragazzi dello staff).
Nel tardo pomeriggio, indossavo una camicia (che lasciavo sbottonata) e mi sdraiavo sotto una palma. Leggevo qualche pagina di libro o sfogliavo i settimanali in lingua inglese o navigavo su Internet con il mio tablet. 
Nei fine settimana, dopo cena, andavo per locali assieme agli altri figuranti e alle ragazze dell’animazione.
Una vita, tutto sommato, paradossalmente regolare.

Poi, a fine giugno, in piscina comparve Mr Brown.