4. Credevo non mi avesse neppure notato

Fino al giovedì in cui, per la prima volta, mi rivolse la parola, credevo non mi avesse neppure notato.
Mi sbagliavo e lo capii dalla prima frase che mi rivolse: “Ho visto che lo leggi con attenzione. Ci credi?” e con la testa indicò il libro che avevo posato sul tavolino mentre rispondevo a dei messaggini che mi erano arrivati.
“Mi affascina” risposi con sincerità.
“Ne hai sottolineato anche dei passi, ho visto!”
“Quando leggo sottolineo sempre i punti che mi colpiscono di più”
“Comunque, tra circa sei mesi sapremo se avevano ragione o torto! Non manca molto ormai!
“Già, sei mesi passano in un baleno!”
“Meglio spassarsela finché si è in tempo!” aggiunse con un sorriso sornione.
“Non è detto che debba finire male! Anzi, potrebbe essere un nuovo inizio per tutta l’Umanità” ribattei non concedendo nulla a quel suo sorriso.
“Ipotesi interessante... Ti va se approfondiamo l’argomento davanti a un bel gelato?” e, siccome lo avevo guardato interrogativo, aggiunse: “Dalle parti di Los Cristianos c’è una gelateria che mi dicono lavori bene. Ti offro un gelato, se me lo permetti”. 
Evidentemente, prima di rispondere, esitai qualche istante più del necessario, perché si affrettò ad aggiungere: “Se ti vergogni di farti vedere in giro con un vecchio signore, possiamo dire che sei mio nipote... A proposito, io sono zio Charles”.