6. Io sono William

Dunque, quando Mr Brown mi aveva proposto di accompagnarlo in gelateria, mi era tornato alla mente lo scambio di battute che avevo avuto qualche tempo prima con i miei compagni di stanza e mi ero chiesto se ero disponibile ad “andare oltre”.
In realtà, non era la prima volta che mi domandavo se ero tipo da “andare oltre” e, non sapendo cosa rispondermi, mi ero detto che avrei verificato se e quando si fosse concretamente presentata l’evenienza...
Quel pomeriggio, uno dei clienti mi invitava a superare un confine (quello concreto e, per me, anche simbolico, che delimitava lo spazio conosciuto e rassicurante delle piscine dell’albergo) e seguirlo. Fin dove gli consentivo di condurmi? Sicuramente fino alla gelateria, mi ero risposto e avevo accettato l’invito. 
“A proposito, io sono William”
“Lo so! Vuoi che non conosca il nome di mio nipote?!” e mi aveva fatto l’occhiolino.

Presi le mie cose, le ficcai nello zainetto e mi avviai verso l’uscita secondaria che, dalle piscine, dava direttamente sul lungomare pedonale. 
Uscendo, incrociai Friedrich che, vedendomi incollato al fianco Mr Brown, fece un mezzo sorriso e mi salutò con un cenno della testa.