16. Prima notte a bordo


La lancia per portarci al comando arrivò puntualissima e, dopo dieci minuti scarsi di navigazione nel buio della notte, salimmo a bordo di un grosso yacht sul quale ci attendevano gli altri uomini della missione.
Durante la traversata, ebbi modo di ripensare a quanto era successo all’Osservatorio astronomico.
Il giro turistico era stato assai interessante. Ci avevano spiegato il funzionamento del Sistema Solare e il lavoro di osservazione del Sole che teneva impegnati gli astronomi residenti.
A farci da guida era stata una delle astronome che lavorava lì in pianta stabile che era stata davvero molto gentile. 
Verso la fine del giro turistico, Mr Brown era scivolato e, mentre io l’aiutavo a rialzarsi, la scienziata aveva raccolto il bastone da passeggio che era caduto poco distante e glielo aveva porto.
Nel raccogliere il bastone - me ne rendevo conto solo allora - l’astronoma aveva avuto modo di inserire nel manico a forma di testa di cane la ormai famosa schedina di memoria.
Tutta quella scenetta - seppi in seguito - era stata ideata al solo scopo di fare uscire dall’Osservatorio le informazioni contenute nella minuscola flash card. 
Informazioni che, evidentemente, qualcuno desiderava al punto da arrivare a uccidere per averle.

Una volta saliti a bordo, il capitano Luca ci assegnò gli alloggi: io e Friedrich in una cabina; il capitano e Paul in un’altra e la scienziata da sola.
Cenammo velocemente e, dato che era già molto tardi, andammo subito nei nostri alloggi.
Ci spogliammo. Io rimasi completamente nudo, mentre Friedrich si stese sul letto con gli slip addosso.
Ora che sapevo che il tedesco era ben altro da quello che credevo che fosse; ossia, ora che sapevo che non era una marchetta, ma un agente segreto sotto copertura, lo osservai con occhi nuovi. 
Il suo corpo e, in particolare, il gonfiore nelle mutande, mi diedero un brivido mai provato prima. Ebbi l’erezione e mi stesi sulla pancia nel tentativo di occultarla.
All’occhio vigile dell’agente segreto, però, la mia reazione non era sfuggita e non perse tempo: mi tastò subito il culo. 
Io sospirai profondamente e rilassai le natiche. Il tedesco capì e agì di conseguenza.
Entrambi raggiungemmo l’orgasmo piuttosto rapidamente e, sfiniti da tutte le emozioni vissute quel giorno, ci stendemmo esausti l’uno accanto all’altro.
“Se lo dici a qualcuno ti taglio la gola” mi sussurrò in un orecchio il mio focoso amante.
“Ma...?”
“Sono sposato da sei mesi” spiegò.
Non ci dicemmo altro.
Ci addormentammo.

Il mio fu un sonno agitato e continuamente interrotto.