18. Costruttori di piramidi


Finito di pranzare ci spostammo nella sala operativa, dove l’astronoma ci mostrò il contenuto della schedina di memoria trafugata dai laboratori dell’Osservatorio.
Per ogni immagine la dottoressa ci diede una spiegazione sommaria: giusto quel minimo per mettere in evidenza le differenze tra una piramide e l’altra. 
La sequenza mostrataci, infatti, era composta da una serie di fotografie di piramidi, alcune delle quali riconoscibili a prima vista, altre assai meno note e alcune davvero mai viste prima.
“Due o tre non le ho mai viste” commentai mentre ancora scorrevano foto di piramidi.
“Ne parliamo tra poco” mi stoppò la dottoressa.
L’ultima immagine non mostrava una piramide, ma quello che sembrava un testo scritto in una lingua del passato.
“Geroglifici?” chiese Friedrich.
“Non proprio… o, meglio, non solo” rispose l’astronoma che proseguì: “Ma procediamo con ordine. Le piramidi che non avete riconosciuto… non le ha mai viste nessuno…” ci fu un moto di stupore messo a tacere dalla studiosa che specificò: “O non sono ancora state scoperte… O sono andate definitivamente distrutte… O non sono sul nostro pianeta”. 
“Questa poi!” sbottò Paul.
“I commenti alla fine!” intervenne il capitano Luca.
“Giusto!” concordò l’astronoma che aggiunse: “Le piramidi a noi note sono esse stesse un mistero: avrete senza dubbio notato che molte di loro sembrano essere state fotografate… nel passato… nel passato remoto, quando ancora non avevano subito il logorio del tempo. Sembrano... come dire… nuove… e non si tratta di immagini ritoccate, ne siamo certi” e ciò dicendo, ripropose le immagini delle piramidi a cui si stava riferendo.
Ci fu un mormorio di stupore, perché ci rendemmo conto che sembravano davvero “nuove”. 
“E viste così” proseguì “tutto sembrano fuorché tombe… forse gli archeologi dovranno rivedere più di una teoria… e ci dovranno spiegare non solo a cosa servissero davvero, ma come mai popoli assai distanti l’uno dall’altro abbiano sentito l’esigenza di costruire delle piramidi”.
“Non ci dovranno spiegare proprio un cazzo” sbottò il capitano “perché, almeno per ora, queste foto non escono di qui. Chiaro?”. 
Restammo tutti in silenzio e con lo sguardo basso. Forse, resosi conto di avere un po’ esagerato, il capitano si rivolse alla studiosa e le chiese maggiori spiegazioni sulle piramidi che nessuno aveva mai visto prima.
“Ecco… che dire?... Sono simili a quelle conosciute… Ne sono una copia?... Sono gli originali da cui sono stare copiate le nostre? E come mai, se sono sulla Terra, non sono mai state scoperte? Sono pur sempre delle costruzioni ciclopiche che anche un satellite può vedere dall’alto!”
“Ecco che tornano gli omini verdi! Come mai non hanno fatto piramidi verdi?” fece tra l’ironico e il sarcastico Paul.
“C’è poco da fare lo spiritoso” intervenne il capitano.
“Si tratta di un’ipotesi di lavoro che al momento non possiamo scartare” affermò la scienziata che stupì tutti invitandoci a non concentrarci troppo sulle piramidi: “La sequenza di immagini” spiegò “potrebbe essere stata pensata per indicare proprio noi terrestri come i destinatari del messaggio, in quanto costruttori di piramidi”.
“Un po’ vago, non trova?” obiettò Paul.
“Nel Sistema Solare siamo gli unici, credo, ad aver costruito piramidi, dunque non è affatto vago indicarci come i costruttori di piramidi!” fece serissima l’astronoma. “Ad ogni modo, ritengo che la parte più importante di tutto il messaggio sia il testo finale: ciò che loro hanno voluto dirci”.
“Loro chi?” chiesi.

“Questo è una parte del mistero che dobbiamo risolvere” rispose il capitano.