26. Ecco, ci risiamo


Devo ammetterlo: le mie ricerche su Atlantide non mi diedero alcuna soddisfazione: purtroppo per me sembrava che ogni persona che si era dedicata all’argomento si fosse sentita in diritto di spararla grossa.
A fine giornata avevo raccolto davvero pochissimi appunti.
Mi vergognai all’idea di presentarmi alla riunione con qualche dato e nulla più. Avrei fatto la figura dello studentello svogliato, messo all’angolo dall’astronoma e dal professore che, ne ero convinto, avrebbero, invece, tenuto conferenze interminabili sia sulle piramidi, sia sui segreti del corpo umano.
A me non sarebbe restato che ricordare come fosse stato il grande filosofo Platone a parlare per primo di Atlantide. Egli, nel Timeo, affermava, tra l’altro, che i superstiti di Atlantide avevano invaso l’Egitto.
Sempre secondo Platone, l’isola/continente era collocata al di là delle Colonne d’Ercole (ossia nell’Oceano Atlantico) e a distruggerla erano stati terremoti e maremoti devastanti.

Ciò che avrebbe risvegliato l’interesse dei miei interlocutori - ne ero certo - era il riferimento all’Egitto.
Il messaggio decifrato era pur sempre un misto di pittogrammi, geroglifici e piramidi!
Il resto del mio racconto, temevo, sarebbe stato giudicato ininfluente.

Ero davvero scoraggiato e, per la stizza, mi morsi un labbro che, ancora in parte spaccato per il pugno di Paul, prese a sanguinare.
Corsi nella mia cabina per medicarmi e vi trovai… Paul.
Ecco, ci risiamo, pensai.

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