27. Le mani di Paul


Quando mi vide entrare, Paul si alzò dal letto e andò a prendere il necessario per medicarmi il labbro. Poi venne verso di me e iniziò a tamponare.
“Mi dispiace di averti colpito: ero furioso. Incazzato nero!”
Non replicai nulla per la paura di dire la cosa sbagliata. Inoltre, lo ammetto, ero affascinato, quasi ipnotizzato, dai movimenti calmi e sicuri di Paul.
Osservargli le mani mi diede, lentamente, una piacevole sensazione di sicurezza e mi rilassai.
Quando non ci fu più nulla da ripulire sul mio labbro, sistemò l’occorrente sulla scrivania e, senza che nulla lo facesse presagire, allungò le mani verso la patta dei miei pantaloni. La sbottonò mentre mi fissava negli occhi.
Ero calmo. Tranquillo. Lo lasciai fare e a ogni bottone che sfilava dall’asola la mia erezione si faceva via via più evidente.

Quando ebbi l’uccello completamente fuori dai calzoni, si inginocchiò e fece ciò che speravo e, in fondo, avevo sempre desiderato.

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